Amianto, vittoria storica per un finanziere di mare: la Cassazione lo riconosce vittima del dovere
Una vita in mare, una battaglia vinta: riconosciuti risarcimenti e vitalizi per circa 390mila euro
Porto Santo Stefano, è il caso di Apicella Claudio, I° M.llo vittima dell’amianto. Finalmente è stato riconosciuto ed è miracolosamente ancora in vita. Lo ha assistito, giorno dopo giorno, ormai da più di 12 anni, l’Avv. Ezio Bonanni che ha ottenuto un risultato storico. Si tratta del primo Finanziere di mare riconosciuti vittima del dovere.
Un uomo, una divisa, una vita passata in mare. E una battaglia lunga anni per vedere riconosciuta una verità: la malattia contratta non è stata una fatalità, ma il prezzo del servizio. Oggi quella verità è definitiva.
Dopo tre gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiuso il caso di Claudio Apicella, 78 anni, residente a Porto Santo Stefano, in provincia di Grosseto, confermando in via definitiva il riconoscimento dello status di vittima del dovere per l’ex finanziere di mare. Apicella è stato esposto all’amianto durante il servizio sulle unità navali della Guardia di Finanza di Taranto, Palermo e Porto Santo Stefano.
La decisione non riguarda soltanto il suo caso personale, ma apre una strada concreta per centinaia di militari che, per anni, hanno lavorato a bordo di navi e motovedette della Guardia di Finanza senza piena consapevolezza dei rischi legati alla presenza di amianto.
Una vittoria costruita grado dopo grado
La battaglia giudiziaria di Claudio Apicella si è conclusa con una vittoria piena. Il Tribunale di Grosseto aveva riconosciuto il diritto allo status di vittima del dovere e ai benefici previsti dalla legge. La Corte d’Appello di Firenze aveva confermato quel riconoscimento. Ora la Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso dei Ministeri dell’Economia e dell’Interno, rendendo irrevocabile la decisione.
I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili gli accertamenti tecnici: la malattia, placche pleuriche e asbestosi, è stata causata dall’esposizione alla fibra killer durante il servizio.
l prezzo del servizio
Per oltre trent’anni Claudio Apicella ha lavorato come motorista e direttore di macchina in ambienti chiusi, tra vani motore, tubazioni e coibentazioni. Luoghi dove l’amianto era presente in modo diffuso e spesso invisibile.
Le sentenze hanno riconosciuto che quel servizio, svolto anche in attività operative di contrasto al contrabbando, al traffico di droga e all’immigrazione clandestina, lo ha esposto a un rischio concreto e prolungato, con conseguenze permanenti sulla salute.
Una battaglia lunga e non scontata
Quella di Claudio Apicella non è stata una vittoria immediata. Nonostante il riconoscimento già in primo grado, le amministrazioni competenti hanno proseguito il contenzioso nei successivi gradi di giudizio, costringendo il militare ad affrontare una lunga battaglia legale durata anni.
Un percorso complesso, segnato non solo dalla difficoltà di far valere i propri diritti, ma anche dall’amarezza di non vedere riconosciuta, sin da subito, la propria condizione da parte delle stesse istituzioni che aveva servito per una vita.
Il riconoscimento economico
Ad Apicella dovranno essere riconosciuti tutti i benefici economici previsti per le vittime del dovere, compresi gli arretrati maturati a partire dal 2015. Tra assegni vitalizi e somme spettanti, il riconoscimento economico supera complessivamente i 390.000 euro.
Un risultato che rappresenta non solo un ristoro economico, ma soprattutto il riconoscimento di un danno subito nello svolgimento del proprio servizio. Oggi questa decisione apre una strada: per chi ha servito, per chi si è ammalato, per chi ancora attende giustizia.
Amianto nell’esercito: indennizzo da 100mila euro ciascuno per i figli di un maresciallo
Leopoldo Di Vico, meccanico e manutentore di mezzi corazzati, è morto nel 2015 dopo una lunga malattia
La corte di Appello di Roma ha condannato il ministero della Difesa a riconoscere ai figli del maresciallo Leopoldo Di Vico i benefici previsti per le vittime del dovere. Giuseppe e Mario, finora esclusi perché non risultavano “a carico” al momento della morte del padre, ottengono così un indennizzo di 100 mila euro ciascuno, e il diritto all’assegno vitalizio per un importo di 800 euro mensili.
Il maresciallo Leopoldo Di Vico
Originario di Caserta ma residente con tutta la famiglia a Marcellina (comune della provincia nord est di Roma), il maresciallo Leopoldo Di Vico, ha prestato servizio nell’esercito italiano dal 1978 al 2013 come meccanico e manutentore di mezzi corazzati, operando per anni a contatto con componenti contenenti amianto, in ambienti non adeguatamente bonificati. Il militare, che svolto attività sia in Italia sia nelle missioni nei Balcani, è morto nel 2015 dopo una lunga malattia causata dall’esposizione ad amianto e ad altre sostanze nocive durante il servizio. Nel 2018 il Ministero della Difesa aveva già riconosciuto la dipendenza della malattia da causa di servizio.
Orfani di vittima del dovere
I figli per anni hanno atteso che fosse riconosciuto anche a loro ciò che spettava come orfani di una vittima del dovere. Nonostante questo riconoscimento, ai figli erano stati negati i benefici economici perché, al momento del decesso, avevano già iniziato a lavorare. Una condizione formale che li aveva esclusi dalle tutele previste per gli orfani delle vittime del dovere, costringendo la famiglia a una nuova battaglia giudiziaria.
Risarcimento danni alla vedova e ai figli
In precedenza il Tar aveva accertato la responsabilità dell’amministrazione per l’insorgenza della patologia tumorale. Successivamente il tribunale civile aveva riconosciuto il risarcimento del danno alla vedova e ai figli. Con la decisione della corte di Appello che si fonda sul principio, ribadito dalle Sezioni Unite, secondo cui il diritto all’assegno vitalizio non può essere escluso per il solo fatto che i figli non fossero fiscalmente a carico al momento della morte si chiude ora il capitolo relativo ai diritti previdenziali degli orfani, un passaggio importante che restituisce dignità e completezza a un riconoscimento rimasto finora parziale.
Tutelare la salute del proprio personale
La sentenza richiama anche un principio fondamentale: l’amministrazione, in qualità di datore di lavoro, ha l’obbligo di tutelare la salute del proprio personale, adottando tutte le misure necessarie per prevenire i rischi, anche in contesti operativi complessi. “Quando un militare muore per le conseguenze del servizio, la sua famiglia non può essere lasciata a metà strada – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. Essere o non essere “a carico” non cambia il fatto che si resta figli di un uomo morto per aver servito lo Stato. La tutela deve essere piena, non parziale. È un principio di equità prima ancora che di diritto”.
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