Amianto nella Marina, doppia condanna per Ministero Difesa : Tribunale civile e Tar stabiliscono risarcimenti e riapertura caso
Amianto nella Marina, doppia condanna per Ministero Difesa : Tribunale civile e Tar stabiliscono risarcimenti e riapertura caso

Due condanne, due giudici diversi, una sola responsabilità: quella del Ministero della Difesa per la morte di un militare esposto all’amianto durante il servizio nella Marina Militare che aveva prestato servizio nella Marina Militare tra il 1966 e il 1971, imbarcato su unità navali di vecchia generazione. Per cinque anni ha vissuto e lavorato in ambienti saturi di amianto: nei locali motori, nei corridoi, nelle condotte e negli spazi comuni. Fibre invisibili, respirate giorno e notte, senza alcuna protezione. La pericolosità dell’amianto era già nota, ma nessuna misura era stata adottata per tutelare la salute del personale. Solo nel 2018, tre anni dopo la sua morte, è arrivato il riconoscimento della causa di servizio, poi confermato nel 2019.
È un passaggio giuridico rilevante quello che emerge dalle recenti decisioni che riguardano la vicenda di C.C., sottocapo nocchiere deceduto il 19 agosto 2015 per mesotelioma pleurico, una patologia strettamente correlata all’esposizione alla fibra killer. Una doppia condanna per la stessa vicenda che vede il Ministero della Difesa rispondere due volte per la sua morte.
Dopo la prima sentenza del Tribunale civile di Roma, che ha riconosciuto oltre un milione di euro di risarcimento ai familiari – la vedova e due figlie – è intervenuto anche il TAR del Lazio, che ha disposto un ulteriore risarcimento pari a 168mila euro, rafforzando così il quadro delle responsabilità dell’Amministrazione.
Il caso rappresenta un passaggio significativo nella giurisprudenza sull’amianto nelle Forze armate, evidenziando come la stessa vicenda possa dar luogo a diversi livelli di responsabilità, civile e amministrativa.
Parallelamente, la Corte di Cassazione ha riaperto il contenzioso relativo a una delle figlie della vittima, non fiscalmente a carico, e disponendo un nuovo esame della causa presso la Corte d’Appello di Brescia dove la donna vive.
Morto per amianto, risarcimenti per oltre un milione agli eredi di un militare
Originario del Casertano, due condanne emesse da Tribunale civile e Tar Lazio
E’morto respirando amianto senza alcuna protezione, lavorando per lo Stato: a distanza di anni, arriva una doppia condanna per il Ministero della Difesa e una nuova possibilità di giustizia per la figlia della vittima, un sottocapo nocchiere della Marina Militare di Caserta, deceduto il 19 agosto 2015 per mesotelioma pleurico, una patologia strettamente legata all’esposizione alla fibra killer durante il servizio.
A renderlo noto è l’Osservatorio Nazionale Amianto per il quale si tratta di due sentenze, emesse da due giudici diversi, ma che individuato una sola responsabilità: quella dell’Amministrazione.
Dopo la prima condanna del Tribunale civile di Roma, che ha riconosciuto oltre un milione di euro di risarcimento ai familiari, è intervenuto anche il Tar del Lazio, che ha disposto un ulteriore risarcimento di 168mila euro, rafforzando ulteriormente il quadro delle responsabilità.
Ma la vicenda non si ferma qui.
La Corte di Cassazione ha infatti riaperto il contenzioso relativo a una delle figlie della vittima, anch’essa originaria del territorio casertano, che non risultava fiscalmente a carico del padre e che per questo si era vista negare ogni riconoscimento nei precedenti gradi di giudizio.
Una decisione che segna un passaggio importante: la Suprema Corte ha stabilito che la sua posizione dovrà essere riesaminata nel merito, disponendo un nuovo giudizio presso la Corte d’Appello di Brescia, competente per territorio in quanto la donna oggi risiede a Cremona.
Un pronunciamento che supera una lettura meramente formale del concetto di familiare “a carico”, aprendo alla possibilità di riconoscere i diritti anche a chi, pur non rientrando nei parametri fiscali, ha subito una perdita diretta e gravissima.


